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Sfida senza regole (2008) di Jon Avnet

Regia: Jon Avnet
Cast: Al Pacino, Robert De Niro,50 Cent, Carla Gugino, John Leguizamo,
Donnie Wahlberg, Brian Dennehy, Dan Futterman,
Trilby Glover, Rob Dyrdek
Uscita Ita: 26 settembre 2008

Pioggia di giudizi negativi per il film di Jon Avnet (a cui si deve il celebrato “Pomodori verdi fritti…”):
“era da tanto che in un film di serie A non spirava un’aria così stracca e di routine” (Il Messaggero); “non bastano De Niro e Pacino” (Corriere della Sera); “investigazione piatta e personaggi ovvi” (La Stampa); “la pellicola è scadente
sotto tutti i punti di vista”
(Dgmag); “verboso polpettone” (Il Giornale); “thriller di media fattura” (Libero); “sciatto e scritto male” (L’Espresso); “stancamente, di scena già vista in scena già vista, si arriva alla conclusione” (Il Foglio); “un thriller abbastanza scontato” (FilmUp); “una storia che è di una banalità a dir poco imbarazzante” (Cineblog); “un mezzo fallimento” (Cinemaplus)…

“Sfida senza regole”, pur non eccellendo, è invece un buon lavoro, coinvolgente ed interessante per più di un motivo.
Niente di altamente originale… ma oggi è possibile esserlo di fronte alla vera e propria overdose di telefilm polizieschi che il piccolo schermo ammannisce quotidianamente?
Di positivo nel film Sfida senza regole di Avnet c’è che la regia non punta sui soliti (e ormai ripetitivi) effetti speciali, sulle trite e ritrite scene carambolesche, sull’inverosimile azione a tutti i costi, sull’improbabile super-eroe che combatte l’odioso cattivo di turno: l’attenzione è rivolta ai personaggi, alle loro psicologie, alle loro motivazioni, al loro chiedersi quale sia il senso della giustizia.
E naturalmente tutto ruota intorno alla presenza magnetica di due mostri sacri come
De Niro e Pacino, leggende viventi che da soli esprimono buona parte della storia del cinema.
Si è rimproverato loro di non impegnarsi eccessivamente, sbagliando a mio parere. I due ormai non hanno bisogno di dimostrare nulla e meritano rispetto: sono talmente grandi che basta essere loro stessi (e qui con una encomiabile lieve ironia verso i rispettivi ruoli, due veterani pluridecorati a un passo dalla pensione) per riempire lo schermo, catturare l’attenzione di qualsiasi pubblico, rendere meritevole di essere visto qualsiasi lavoro in cui compaiano (il finale amaro e crepuscolare, centrato sul confronto diretto tra gli sguardi dei due, è da applauso).

Un film cupo e pessimista che sfuma i confini tra la verità e la menzogna. Un film che ha il merito (contrariamente alle certezze della mentalità americana) di vedere la realtà in grigio piuttosto che tagliata con l’accetta in bianco e in nero. Un film che induce molti spettatori a interrogarsi sui lati oscuri della nostra personalità e cosa -per noi- sia bene e cosa sia male.

Di buon livello (come sempre accade nel cinema hollywoodiano) il cast di contorno ma le presenze femminili (l’avvocatessa drogata, la poliziotta con istinti masochistici) sono del tutto convenzionali ed evitabili.

Nota di demerito: il sospetto che la sceneggiatura tenda a strizzare l’occhio al “farsi giustizia da sé” oggi pericolosamente tanto di moda.

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