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	<title>CineOcchio &#187; Film Anomalie</title>
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	<description>Liberamente Cinema</description>
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		<title>Cannibal Holocaust (1980) di Ruggero Deodato</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 16:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cannibal Holocaust (1980) di Ruggero Deodato. Un antropologo, aiutato da una guida, si reca nella giungla amazzonica alla ricerca di quattro documentaristi scomparsi…troverà solo le bobine con le riprese da loro fatte prima di morire.</p>
<p></p>
<p>I personaggi, e intorno ad essi il verde&#8230; un&#8217; immensa distesa di natura selvaggia che racchiude ancora la prima essenza della vita, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8181" title="Cannibal Holocaust (1980)" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/cannibal-holocaust-immagine-100px.jpg" alt="Cannibal Holocaust (1980)" width="100" height="100" /><em>Cannibal Holocaust</em></strong> (1980) di <strong>Ruggero Deodato</strong>. Un antropologo, aiutato da una guida, si reca nella giungla amazzonica alla ricerca di quattro documentaristi scomparsi…troverà solo le bobine con le riprese da loro fatte prima di morire.</p>
<p><span id="more-8173"></span></p>
<p>I personaggi, e intorno ad essi il verde&#8230; un&#8217; immensa distesa di natura selvaggia che racchiude ancora la prima essenza della vita, quella della sopravvivenza senza leggi stabilite da esseri umani ma solo dalla natura e da quel briciolo di sentimento che è innato nell’uomo e che non è solo frutto di un condizionamento morale ad opera della società civilizzata. Trovandosi in un luogo lontano dalla falsa moralità del mondo occidentale, l’uomo si trova a fare i conti con la sua natura assopita da tempo: quella selvaggia, perché non ci dimentichiamo che l’uomo non è altro che un animale…possiamo dire che è il più evoluto di essi, ma pur sempre un animale. Arriviamo così a vedere immagini raccapriccianti di uomini civilizzati che fanno violenza, la stessa violenza (se non peggiore) che è opera dei primitivi filmati, ma con una differenza: questi ultimi non sono sadici, non uccidono per il puro gusto di farlo, ma perché è la natura che impone loro di farlo per sopravvivere e perché le loro usanze richiedono punizioni corporali. Essi non conoscono la civiltà, invece i quattro reporter si, ma questi non esitano comunque a distruggere la dignità umana…hanno scoperto la realtà dell’uomo, la vera natura umana. Il <strong>sensazionalismo</strong> è la base di questo film…la frase <strong>“continua a girare”</strong> che viene spesso ripetuta durante il film è il simbolo di questa voglia sfrenata di creare qualcosa di shockante, forse per rompere la monotonia di una vita normale…lo stesso <strong>Deodato </strong>sa di incappare in questo errore…perché questo è un film che vuole shockare e ci riesce dato che mette l’uomo a nudo, lo priva di tutte le corazze morali che si è creato nei millenni passati e lo rappresenta come è veramente: un animale. Un film sensazionalista che è una critica al sensazionalismo. Dal punto di vista tecnico siamo a livelli eccellenti, la regia è favolosa, così come la sceneggiatura e le interpretazioni del cast. Ma ciò che dona grande potenza alle immagini di quest’opera è soprattutto la colonna sonora di <strong>Riz Ortolani </strong>che è fra le migliori mai realizzate! Un&#8217; opera importante, <strong>indimenticabile</strong>, <strong>terrorizzante</strong> e affascinante.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #003366;">- <strong>SCHEDA</strong> -</span></p>
<p><span style="color: #003366;"><a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/cannibal-holocaust-locandina-dvd-usa.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8182" title="Cannibal Holocaust - Locandina DVD (USA) A" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/cannibal-holocaust-locandina-dvd-usa-211x300.jpg" alt="Cannibal Holocaust - Locandina DVD (USA) A" width="211" height="300" /></a>Titolo Originale</span>: <em>Cannibal Holocaust</em><br />
<span style="color: #003366;">Regia</span>: Ruggero Deodato<br />
<span style="color: #003366;">Sceneggiatura</span>: Gianfranco Clerici<br />
<span style="color: #003366;">Cast</span>: Robert Kerman (Harold Monroe), Luca Barbareschi (Mark Tomaso), Francesca Ciardi (Faye Daniels), Perry Pirkanen (Jack Anders), Salvatore Basile (Chaco Losojos), Ricardo Fuentes (Felipe Ocanya)<br />
<span style="color: #003366;">Produzione</span>: F.D. CIN. F.D.<br />
<span style="color: #003366;">Distribuzione</span>: United Artists<br />
<span style="color: #003366;">Paese</span>: Italia (1980)<br />
<span style="color: #003366;">Genere</span>: Horror, Drammatico, Avventura<br />
<span style="color: #003366;">Durata</span>: 95&#8242; circa. 90&#8242; versione USA, 89 minuti versione UK<br />
<span style="color: #003366;">Tipologia</span>: Lungometraggio<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Italia</span>: 07 Febbraio 1980<br />
<span style="color: #003366;">Uscita USA</span>: 19 Giugno 1985</p>
<p><span style="color: #888888;">Vitato ai minori di 18 anni.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Trama</span>:<br />
Finanziati da una stazione televisiva di New York nonché dall&#8217;università della stessa metropoli, quattro giovani si sono inoltrati in una zona sconosciuta dell&#8217;Amazzonia e non sono più tornati. Erano i tre operatori Alan, Jack e Mark, accompagnati dalla giornalista Shanda. Il prof. Munro, inviato degli Stati Uniti e accompagnato da due persone concesse dal governo locale, seguendo il probabile cammino percorso dagli scomparsi, raggiunge le tribù selvagge presso le quali trova tracce del passaggio dei quattro e raccoglie diverse bobine di pellicola della documentazione dagli stessi raccolta. Tornato presso i committenti con il materiale, prima di decidere se metterlo in onda, il Munro lo visiona e si trova davanti alla dimostrazione del perché i quattro giovani sono stati massacrati. Essi, infatti, decisi a mettere insieme un materiale sensazionale e senza precedenti, hanno pazzescamente ucciso, stuprato, bruciato e provocato in ogni modo sino a che i cannibali non si sono rivoltati contro di loro. Non hanno neppure cessato di riprendere quando ad uno ad uno venivano dilaniati e mangiati (comingsoon.it).</p>
<p><span style="color: #003366;">Note</span>:<br />
-</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Supercroc &#8211; Il Grande Predatore (2007) di Scott Harper</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 11:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>M.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RECENSIONE E SCHEDA: Supercroc &#8211; Il Grande Predatore (2007) di Scott Harper. Film indipendete della casa di produzione The Asylum, rinomata per b-movie e opere a basso costo. Supercroc risulta un film sinceramente difficile da guardare per intero, a tratti quasi amatoriale, dagli effetti pessimi, pessima recitazione coadiuvata da dialoghi e sceneggiatura ai limiti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #003366;"><img class="alignleft size-full wp-image-7722" title="SuperCroc - Il Grande Predatore" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/super-croc-grande-predatore-img-100px.jpg" alt="SuperCroc - Il Grande Predatore" width="100" height="100" />RECENSIONE E SCHEDA</span>: <em><strong>Supercroc &#8211; Il Grande Predatore</strong></em> (2007) di <strong>Scott Harper</strong>. Film indipendete della casa di produzione The Asylum, rinomata per b-movie e opere a basso costo. <em>Supercroc</em> risulta un film sinceramente difficile da guardare per intero, a tratti quasi amatoriale, dagli effetti pessimi, pessima recitazione coadiuvata da dialoghi e sceneggiatura ai limiti della logica e della decenza.</p>
<p><span id="more-7721"></span><br />
&#8220;Che cos&#8217;è? E&#8217; un coccodrillo!&#8221; Ebbene si, la <strong>trama</strong> del film vede una squadra militare recarsi sulla riva di un fiume in America alla ricerca di una misteriosa belva. Si scopre poi che si tratta di un coccodrillo dalle dimensioni mastodontiche, ben 20 metri di lunghezza, che inizia a sgranocchiare i soldati uno per uno, per poi minacciare anche le vicine cittadine. I militari tenteranno in diversi modi di fermarlo ma sembra che nulla possa scalfirlo, &#8220;i coccodrilli sono invincibili&#8221;!</p>
<p>Che dire? Il film si svolge in tre location, un qualsiasi prato brullo sulla riva di un fiume, una stanzina dove ha sede la base operativa militare, e alcune strade cittadine. Alcune scene di passaggio vedono anche delle basi militari d&#8217;altro genere ma sembrano quasi spezzoni presi da materiale d&#8217;archivio o creati al pc. I mezzi sono ridotti al minimo, il <strong>coccodrillo</strong> è realizzato con una computer grafica che stona anche con le simulazioni dei documentari di Piero Angela, che vincono inesorabilmente il confronto. La regia di Scott Harper consiste nel far traballare la videocamera oppure è quasi assente. I dialoghi sono spesso privi di senso ( &#8220;L&#8217;acqua salata lo uccide?&#8221; &#8220;Non lo so, è stato molto tempo sott&#8217;acqua&#8221; e in fiume, aggiungo io) e la continuità spazio-temporale ma soprattutto la logica causa-effetto sono sempre messe a dura prova e a volte assenti. Un film che potrebbe senza fatica <strong>scontentare qualsiasi persona</strong>, e anche qualsiasi animale. Sembra privo anche di quella passione e ironia che a volte caratterizza queste produzione e che può sopperire qualche difetto tecnico. Ma in questo film <strong>non si salva niente</strong>.</p>
<p>I <strong>soldati </strong>perdono il confronto, grazie alle loro gesta, anche con la peggiore intelligenza artificiale dei nemici nei videogiochi. A volte è quasi come assistere ad un bug dove un omino avversario si muove inconsulto, incastrato in chissà quale angolo di muro della zona di gioco. Già i titoli di testa sembrano non finire mai (e durano solo 5 minuti), finalmente finiscono ma la prima mezz&#8217;ora è dura da digerire. Più avanti, probabilmente ormai in parte entrati nel sadismo intellettuale del film, è possibile seguirlo con meno fatica ma presenta, una dopo l&#8217;altra, una sequela di scene mal realizzate sotto ogni aspetto. Innumerevoli i momenti che si potrebbero citare (come quando i due soldati superstiti della prima squadra tornano al nido di uova di coccodrillo e trovano le uova polverizzate e uno domanda &#8220;Dove sono le uova&#8221; e l&#8217;altra &#8220;Non lo so, potrebbero averle polverizzate&#8221; oppure quando, i soldati ancora ignari di quale bestia si tratti, compare sul radar una sagoma di coccodrillo e la dottoressa dice &#8220;Potrebbe essere uno sciame d&#8217;api&#8221;).</p>
<p>Risulta uno dei peggiori<strong> b-movie</strong> trash in circolazione che darà poche soddisfazioni anche agli amanti del genere, se non quella senzasione supereroistica di essere riusciti a vederlo fino alla fine, entrando così a far parte di un ristretto gruppo d&#8217;elite i cui membri si riconoscono facilmente fra loro per strada: &#8220;hei, quello lì ha visto Supercroc&#8221;. Legati ormai da un trauma comune che solo loro possono comprendere.</p>
<p>Da ricordare la scena in cui viene spedita una nuova squadra di soldati sul luogo dove il coccodrillo risiede, e dove ha già sterminato quasi tutta la squadra precendente. Troviamo al suolo gli ultimi due superstiti che, in comunicazione via radio, sapevano benissimo dell&#8217;arrivo dei nuovi militari ma una volta che questi sono giunti (ancora in volo sull&#8217;elicottero) gli intimano urlando: &#8220;andate via, andate via, andate via!&#8221; senza utilizzare la radio. A questo punto l&#8217;enorme coccodrillo, con un balzo notevole, addenta direttamente l&#8217;intero elicottero. Cosa che ricorda molto il recente, e più riuscito per quanto rimanga a sua volta un b-movie, <a title="Scena: Mega Shark Vs. Giant Octopus, attacco aereo" href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/2009/08/02/scena-video-mega-shark-vs-giant-octopus-attacco-aereo/" target="_blank"><em>Mega Shark Vs. Giant Octopus</em></a> (sempre di produzione The Asylum).</p>
<p>Guardarlo è puro masochismo cinefilo.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #003366;">- <strong>SCHEDA</strong> -</span></p>
<p><span style="color: #003366;"><a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/super-croc-locandina-usa-1.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7723" title="Supercroc - Il Grande Predatore (2007) - Locandina (USA) 1" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/super-croc-locandina-usa-1-213x300.jpg" alt="Supercroc - Il Grande Predatore (2007) - Locandina (USA) 1" width="213" height="300" /></a>Titolo Originale</span>: <em>Supercroc</em><br />
<span style="color: #003366;">Regia</span>: Scott Harper<br />
<span style="color: #003366;">Sceneggiatura</span>: Steve Bevilacqua<br />
<span style="color: #003366;">Cast</span>: Kim Little (Dottoressa Leah Perrot), Cynthia Rose Hall (soldato Celia Perez), Matthew Blashaw (Capitano Lynch), David Novak (Generale McFadden)<br />
<span style="color: #003366;">Produzione</span>: The Asylum<br />
<span style="color: #003366;">Distribuzione</span>:<br />
<span style="color: #003366;">Paese</span>: USA (2007)<br />
<span style="color: #003366;">Genere</span>: Azione, Horror, Fantascienza<br />
<span style="color: #003366;">Durata</span>: 85&#8242; circa<br />
<span style="color: #003366;">Tipologia</span>: Lungometraggio<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Italia</span>:<br />
<span style="color: #003366;">Uscita USA</span>: 03 Aprile 2007</p>
<p><span style="color: #003366;">Trama</span>:<br />
Una squadra di soldati deve fermare un gigante, un sanguinario e mastodontico coccodrillo assassino diretto verso zone abitate, possibilmente senza diventare cibo per la bestia.</p>
<p><span style="color: #003366;">Note</span>:<br />
-</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Zardoz (1973) di John Boorman</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 15:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Magnifico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RECENSIONE E SCHEDA: Zardoz (1973) di John Boorman.
Cos&#8217;è che trasforma un film potenzialmente brutto in Cult Movie? Difficile da dire. La maggior parte delle volte si tratta d un&#8217;alchimia di caratteristiche che vanno dall&#8217;estetica (kitsch, futuristica o semplicemente minimale) al messaggio trasmesso. Che Zardoz sia riuscito a diventare con il passare del tempo un titolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #003366;"><img class="alignleft size-full wp-image-5894" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/zardoz.jpg" alt="Zardoz" width="100" height="100" />RECENSIONE E SCHEDA</span>: <em><strong>Zardoz </strong></em>(1973) di <strong>John Boorman</strong>.<br />
Cos&#8217;è che trasforma un film potenzialmente brutto in Cult Movie? Difficile da dire. La maggior parte delle volte si tratta d un&#8217;alchimia di caratteristiche che vanno dall&#8217;estetica (kitsch, futuristica o semplicemente minimale) al messaggio trasmesso. Che <em>Zardoz </em>sia riuscito a diventare con il passare del tempo un titolo di culto non deve dunque stupire. Basta dargli un&#8217;occhiata sommaria per capire quanto potenziale sia racchiuso in questo film.</p>
<p><span id="more-5893"></span></p>
<p>A cominciare dalla sua estetica barocca, lontana dalle rappresentazioni post apocalittiche tipiche del cinema di genere (affermatosi in seguito) e più in sintonia con le future visioni di <strong>George Pal</strong> e <strong>Terry Gilliam</strong>.<br />
Un misto di passato e presente, fantascientifico e mitologico indubbiamente affascinante, unito ad una storia solo all&#8217;apparenza grottesca e confusa, ma che in realtà contiene un&#8217;acuta riflessione sulla condizione umana.<img class="aligncenter size-medium wp-image-5895" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/zardoz-2-300x178.jpg" alt="Un'immagine tratta da l film Zardoz." width="300" height="178" />John Boorman, all&#8217;epoca reduce dal suo <em>Tranquillo Week-End di Paura</em> è riuscito a gestire un budget limitato (caratteristica essenziale di ogni Cult Movie) con la leggerezza tipica della più genuina ispirazione. Ad aiutarlo uno <strong>Sean Connery</strong> &#8211; all&#8217;apice del suo successo da agente segreto &#8211; intento ad interpretare un ruolo sopra le righe e visibilmente divertito.<br />
Riflessioni politiche a parte il merito di <em>Zardoz </em>è tutto lì, nella sua libertà.<br />
Cosa che lo rende a pieno diritto un figlio della (sotto)cultura anni &#8216;70.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #003366;">-<strong> SCHEDA </strong>-</span></p>
<p><span style="color: #003366;"><a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/locandina-zardoz.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-5896 alignleft" title="Zardoz - Locandina" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/locandina-zardoz-202x300.jpg" alt="Locandina Zardoz" width="202" height="300" /></a>Titolo Originale</span>: <em>Zardoz</em><br />
<span style="color: #003366;">Regia</span>: John Boorman<br />
<span style="color: #003366;">Sceneggiatura</span>: John Boorman<br />
<span style="color: #003366;">Cast</span>: Sean Connery, Charlotte Rampling, Sara Kestelman, John Alderton, Sally Anne Newton, Niall Buggy, Bosco Hogan, Jessica Swift, Christopher Casson, Reginald Jarman, Bairbre Dowling, John Boorman<br />
<span style="color: #003366;">Produzione</span>: John Boorman<br />
<span style="color: #003366;">Distribuzione</span>: Twentieth Century-Fox Film Corporation<br />
<span style="color: #003366;">Paese</span>: USA, Gran Bretagna (1973)<br />
<span style="color: #003366;">Genere</span>: Fantascienza, Fantastico<br />
<span style="color: #003366;">Durata</span>: 102&#8242;<br />
<span style="color: #003366;">Tipologia</span>: Lungometraggio<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Italiana</span>:<br />
<span style="color: #003366;">Uscita USA</span>: 06 Febbraio 1974</p>
<p><span style="color: #003366;">Trama</span>:<br />
Nel 2293, Zardoz, misteriosa divinità simboleggiata da una gigantesca testa di pietra volante, impone agli sterminatori il compito di uccidere senza pietà gli esseri umani regrediti allo stato primordiale. Zed, uno degli sterminatori, riesce ad entrare nella maschera di Zardoz e scopre l&#8217;esistenza di Vortex, un mondo nel quale si controlla la forza gravitazionale e nel quale la morte si rigenera in vita consentendo a pochi eletti di vivere da immortali. (fantafilm.net)</p>
<p><span style="color: #003366;">Note</span>:<br />
-Il nome <em>Zardoz </em>è un omaggio al <em>Meraviglioso Mondo di Oz</em> di L. Frank Baum (<em>The Wonderful wi<strong>ZARD</strong> of <strong>OZ</strong></em>).</p>
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		<title>L’Alieno (1987) di Jack Sholder</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 15:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Magnifico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RECENSIONE E SCHEDA: L&#8217;Alieno (1987) di Jack Sholder.
Raggiungere il successo grazie ad un telefilm è una cosa che presenta più lati negativi che positivi. La ragione è una, impossibile da sottovalutare e riassumibile nella difficoltà che spesso gli attori incontrano nel tentativo di scollarsi il proprio personaggio di dosso.
Pensate a Kyle MacLachlan per esempio, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #003366;"><img class="alignleft size-full wp-image-5648" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/lalieno.jpg" alt="L'alieno" width="100" height="100" />RECENSIONE E SCHEDA</span>: <em><strong>L&#8217;Alien</strong><strong>o</strong></em> (1987) di <strong>Jack Sholder</strong>.<br />
Raggiungere il successo grazie ad un telefilm è una cosa che presenta più lati negativi che positivi. La ragione è una, impossibile da sottovalutare e riassumibile nella difficoltà che spesso gli attori incontrano nel tentativo di scollarsi il proprio personaggio di dosso.<br />
Pensate a Kyle MacLachlan per esempio, e provate a ricordarvi di lui al di fuori dell&#8217;ambigua cittadina di <em>Twin Peaks</em>.</p>
<p><span id="more-5647"></span></p>
<p>Difficile vero?<br />
La sua figura è rimasta nell&#8217;immaginario comune come quella dell&#8217;agente Dale Cooper, ma il ragazzo non ha certo avuto a che fare solo ed esclusivamente con l&#8217;oscuro mondo della Reginetta del liceo Laura Palmer.<br />
Per quanto riguarda il suo esordio sul grande schermo, possiamo citare due pellicole &#8211; <em>Dune </em>e <em>Velluto Blu</em> &#8211; dirette sempre da David Lynch (creatore insieme a Mark Frost di <em>Twin Peaks</em>).<br />
Un&#8217;altra (la terza per successione) per la regia di Jack Sholder.<br />
Il film in questione è <em>L&#8217;Alieno</em>, un tipico prodotto di <strong>serie B</strong>, frutto di una fusione di generi che abbraccia l&#8217;Action, il Poliziesco e il Fantascientifico (sulla scia di titoli come <em>L&#8217;Invasione degli Ultracorpi</em>, o <em>Gli Invasori Spaziali</em>).<br />
La cosa bella è che il ruolo interpretato da <strong>Kyle MacLachlan</strong> non è neanche troppo distante da quello di Cooper, dato che si tratta sempre di uno stralunato agente dell F.B.I. (o presunto tale) mandato a Los Angeles per condurre delle indagini.<img class="aligncenter size-medium wp-image-5650" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/the-hidden-3-300x166.jpg" alt="Un'immagine tratta dal film L'Alieno." width="300" height="166" />Il resto è puro cinema <strong>poliziesco</strong> dei tempi migliori, tra Richard Donner e Walter Hill, impreziosito da ottimi effetti speciali e da una storia che strizza l&#8217;occhio, soprattutto nel finale, alle vecchie paranoie politiche della migliore <strong>Sci-Fi</strong>.<br />
Come dirà John Carpenter solo un anno più tardi, gli Alieni <em>vivono</em>, sono tra noi, e guarda caso le loro mire espansionistiche raggiungono le più alte vette amministrative.<br />
Facciamo tesoro di queste considerazioni.<br />
Visto l&#8217;andazzo potrebbero risultare addirittura confortanti.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #003366;">-<strong> SCHEDA</strong> -</span></p>
<p><span style="color: #003366;"><a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/lalieno-locandina-usa.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5649" title="The Hidden (L'Alieno) - Locandina" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/lalieno-locandina-usa-202x300.jpg" alt="L'alieno - locandina USA" width="202" height="300" /></a>Titolo originale</span>: <em>The Hidden</em><br />
<span style="color: #003366;">Regia</span>: Jack Sholder<br />
<span style="color: #003366;">Sceneggiatura</span>: Jim Kouf<br />
<span style="color: #003366;">Cast</span>: Michael Nouri, Kyle MacLachlan, Clu Gulager, Claudia Christian, Clarence Felder, Ed O&#8217;Ross, William Boyett, Richard Brooks, Larry Cedar, Katherine Cannon, John McCann, Chris Mulkey, Lin Shaye, James Luisi, Frank Renzulli, Jack McGee.<br />
<span style="color: #003366;">Produzione</span>: Stephen Diener, Dennis Harris, Jeffrey Klein, Lee Muhl, Michael L. Meltzer, Gerald T. Olson, Robert Shaye<br />
<span style="color: #003366;">Distribuzione</span>: New Line Home Video<br />
<span style="color: #003366;">Paese</span>: USA (1987)<br />
<span style="color: #003366;">Genere</span>: Fantascienza<br />
<span style="color: #003366;">Durata</span>: 96&#8242;<br />
<span style="color: #003366;">Tipologia</span>: Lungometraggio<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Italia</span>:<br />
<span style="color: #003366;">Uscita USA</span>: 20 Ottobre 1987</p>
<p><span style="color: #003366;">Trama</span>:<br />
Los Angeles è teatro di avvenimenti singolari. Persone apparentemente tranquille compiono atti di inaudita ferocia. Colpevole dell&#8217;accaduto è una creatura aliena che riesce a penetrare nel corpo degli esseri viventi comandandoli a suo piacimento. A capo delle indagini viene messo Tom Beck, ben presto affiancato dall&#8217;agente dell&#8217;F.B.I. Lloyd Gallagher.</p>
<p><span style="color: #003366;">Note</span>:<br />
- La pellicola è stata omaggiata in un numero di Dylan Dog, precisamente nel volume n° 51, <em>Il Male</em>. Una vignetta riproduce anche una scena del film.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ai Confini della Realtà (1983) di Joe Dante, John Landis, Steven Spielberg, George Miller</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 12:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Magnifico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RECENSIONE E SCHEDA: Ai Confini della Realtà &#8211; Il Film (1983) di Joe Dante, John Landis, Steven Spielberg, George Miller.
Di film maledetti ne esistono a bizzeffe, ognuno con una storia diversa.
Ai Confini della Realtà, trasposizione cinematografica (anche se forse sarebbe meglio dire omaggio) dell&#8217;omonima serie televisiva di Rod Sterling, rientra in questa cerchia tutt&#8217;altro che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #003366;"><img class="alignleft size-full wp-image-5183" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/ai-confini-della-realta.jpg" alt="Ai Confini della Realtà" width="100" height="100" />RECENSIONE E SCHEDA</span>: <em><strong>Ai Confini della Realtà &#8211; Il Film</strong></em> (1983) di <strong>Joe Dante</strong>, <strong>John Landis</strong>, <strong>Steven Spielberg</strong>, <strong>George Miller</strong>.<br />
Di film maledetti ne esistono a bizzeffe, ognuno con una storia diversa.<br />
<em>Ai Confini della Realtà</em>, trasposizione cinematografica (anche se forse sarebbe meglio dire omaggio) dell&#8217;omonima serie televisiva di Rod Sterling, rientra in questa cerchia tutt&#8217;altro che ristretta, distinguendosi per un triste primato.</p>
<p><span id="more-5182"></span></p>
<p>Quello di essere stato teatro di una delle più grandi disgrazie mai accadute all&#8217;interno di un set cinematografico.<br />
A farne le spese il povero <strong>Vic Morrow</strong>, caratterista dall&#8217;altalenante carriera, morto tragicamente insieme a due comparse durante le riprese, dilaniato dalle pale di un elicottero fuori controllo (cosa che ha causato non poche beghe legali per John Landis, regista dell&#8217;episodio in questione).<br />
Un titolo sinistramente famoso ancor prima di uscire dunque e destinato a fare i conti con questa fama per sempre (non è un caso infatti se a più di vent&#8217;anni di distanza, il tanto agognato seguito non sia stato ancora realizzato, tra i maggiori oppositori lo stesso Landis).<img class="aligncenter size-medium wp-image-5185" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/ai-confini-della-realta-1-300x200.jpg" alt="Un'immagine tratta dal film Ai Confini della Realtà" width="300" height="200" /></p>
<p>Ma tralasciamo questa triste vicenda e proviamo &#8211; e mi rivolgo a chi ancora non lo avesse visto &#8211; a recuperare da qualche vecchio scaffale polveroso (magari in videoteca, reparto vhs) questo film, preparandoci a varcare le soglie di un&#8217;altra dimensione, viaggiando attraverso realtà parallele, dove tutto è possibile.<br />
Ovvio che il fascino del telefilm è ineguagliabile, ma gli episodi che compongono il progetto sono un concentrato d&#8217;inquietudine da non sottovalutare e svolgono bene il loro compito ancora oggi (provate a guardarlo da soli, magari di notte).</p>
<p>E se l&#8217;inquietudine non dovesse bastare, cosa c&#8217;è di meglio di un bel prologo e di una divertente conclusione, aventi come protagonista un giovanissimo (e alquanto mostruoso) Dan Aykroyd ?<br />
Personalmente mi basterebbe solo questo.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #003366;">- <strong>SCHEDA</strong> -</span></p>
<p><span style="color: #003366;"><a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/locandina-ai-confini-della-realta.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5184" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/locandina-ai-confini-della-realta-197x300.jpg" alt="Locandina Ai Confini della Realtà" width="197" height="300" /></a>Titolo originale</span>: <em>Twilight Zone: the Movie</em><br />
<span style="color: #003366;">Regia</span>: Joe Dante, John Landis, Steven Spielberg, George Miller<br />
Sceneggiatura: Richard Matheson, George Clayton Johnson, Melissa Mathison.<br />
<span style="color: #003366;">Cast</span>: Dan Aykroyd, Albert Brooks, Vic Morrow, Scatman Crothers, Kathleen Quinlan, John Lithgow, Kevin McCarthy, Dick Miller<br />
<span style="color: #003366;">Produzione</span>: Steven Spielberg, Frank Marshall, Kathleen Kennedy<br />
<span style="color: #003366;">Distribuzione</span>: Warner Bros.<br />
<span style="color: #003366;">Paese</span>: USA (1983)<br />
<span style="color: #003366;">Genere</span>: A episodi, Fantastico, Commedia, Horror<br />
<span style="color: #003366;">Durata</span>: 101&#8242;<br />
<span style="color: #003366;">Tipologia</span>: Lungometraggio<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Italiana</span>:<br />
<span style="color: #003366;">Uscita USA</span>: 24 Giugno 1983</p>
<p><span style="color: #003366;">Trama</span>:<br />
Quattro episodi, diretti da altrettanti registi: un uomo (lo sfortunato Vic Morrow), che dovrà fare i conti con il proprio odio razziale. I residenti di una casa di riposo, che per una notte ritroveranno la perduta giovinezza. La storia di un bambino dagli inquietanti poteri e quella del passeggero di un aereo, alle prese con la propria paura del volo.</p>
<p><span style="color: #003366;">Note</span>:<br />
- Tratto dalla serie televisiva fantastica Ai Confini della Realtà (The Twilight Zone). La serie classica, creata da Rod Serling e che vide tra gli sceneggiatori Richard Matheson e Ray Bradbury andò in onda dal 1959 al 1964, la seconda serie fu trasmessa dal 1985 al 1989, e l&#8217;ultima è andata in onda tra il 2002 e il 2003 (wikipedia).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Bosco Fuori (2006) di Gabriele Albanesi</title>
		<link>http://cineocchio.altervista.org/wordpress/2009/04/20/il-bosco-fuori-2006-di-gabriele-albanesi/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 20:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Magnifico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RECENSIONE E SCHEDA: Il Bosco Fuori (2006) di Gabriele Albanesi.
Se c&#8217;è una cosa che noi italiani sappiamo fare benissimo, quella è lamentarsi.
Quando si tratta di cinema poi, specialmente se di genere, ogni scusa è buona per esibirsi in piagnucolii e rimembranze nostalgiche, quasi fosse un dovere.</p>
<p></p>
<p>Non c&#8217;è niente di male ovviamente. Portare alta la bandiera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #003366;"><img class="alignleft size-full wp-image-4579" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/04/il-bosco-fuori.jpg" alt="Il Bosco Fuori" width="100" height="100" />RECENSIONE E SCHEDA</span>: <em><strong>Il Bosco Fuori</strong></em> (2006) di <strong>Gabriele Albanesi</strong>.<br />
Se c&#8217;è una cosa che noi italiani sappiamo fare benissimo, quella è lamentarsi.<br />
Quando si tratta di cinema poi, specialmente se di genere, ogni scusa è buona per esibirsi in piagnucolii e rimembranze nostalgiche, quasi fosse un dovere.</p>
<p><span id="more-4578"></span></p>
<p>Non c&#8217;è niente di male ovviamente. Portare alta la bandiera di un cinema che, almeno in passato, è riuscito a dettar legge e a segnare un&#8217;epoca è una cosa più che lecita.<br />
La vera riflessione da fare, quella si piangendoci addosso, è però un&#8217;altra e riguarda le cause che hanno spinto il nostro panorama cinematografico ad adagiarsi fiaccamente su se stesso.<br />
Dire che mancano i tentativi di riscatto è una cosa parzialmente falsa. I registi pronti ad osare ci sono, quello che manca sul serio sono i produttori e ancor più i distributori dotati di un simile coraggio.<br />
Non c&#8217;è da stupirsi quindi se film nati e cresciuti all&#8217;interno dello scenario underground nostrano trovino la loro via di riscatto all&#8217;estero, corteggiati in terra straniera e vergognosamente ignorati in patria.<img class="aligncenter size-medium wp-image-4580" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/04/il-bosco-fuori-1-300x200.jpg" alt="Un'immagine tratta dal film Il Bosco Fuori, di Gabriele Albanesi." width="300" height="200" /></p>
<p>E&#8217; questo il caso de <em>Il Bosco Fuori</em>, primo lungometraggio di Gabriele Albanesi.<br />
Un&#8217;opera carica di passione, penalizzata da un budget (ovviamente) ridotto, ma ricca di potenziale.<br />
Cosa che in Italia è praticamente passata inosservata, ma che all&#8217;estero ha trovato il consenso di &#8211; udite udite &#8211; <strong>Sam Raimi</strong> che, con la sua <em>Ghost House Underground</em> (in collaborazione con <em>Lionsgate</em>), ha deciso di distribuirlo negli USA con il titolo <em>The Last House in the Woods</em> (un evidente omaggio al cinema di Wes Craven).<br />
Verrebbe da dire che questo è quello che ci meritiamo.<br />
Siamo sempre in tempo comunque per recuperare quest&#8217;opera, prima che cada definitivamente nel dimenticatoio.</p>
<p>Un film esclusivamente per appassionati, questo è ovvio, che unisce la passione per il genere alla voglia di osare.<br />
I rimandi al passato sono tanti, come è giusto che sia.<br />
Argento, Bava, Fulci, Craven, Hooper, per citarne alcuni.<br />
La voglia di rompere gli schemi tradizionali, narrativamente e stilisticamente parlando, è altrettanto grande.<br />
Il risultato è una pellicola magari non del tutto riuscita, ma che fa ben sperare.<br />
E se c&#8217;è una cosa di cui il nostro cinema ha bisogno, quella è proprio la speranza.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #003366;">- <strong>SCHEDA</strong> -</span></p>
<p><span style="color: #003366;"><a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/04/locandina-il-bosco-fuori.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4581" title="Il Bosco Fuori - Locandina" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/04/locandina-il-bosco-fuori-223x300.jpg" alt="Locandina Il Bosco Fuori" width="223" height="300" /></a>Titolo originale</span>: <em>Il Bosco Fuori</em><br />
<span style="color: #003366;">Regia</span>: Gabriele Albanesi (opera prima)<br />
<span style="color: #003366;">Sceneggiatura</span>:  Gabriele Albanesi<br />
<span style="color: #003366;">Cast</span>: Daniela Virgilio, Daniele Grassetti, Rino Diana, Santa De Santis, David Pietroni, Geremia Longobardo, Cristiano Callegaro, Luigi Campi, Valter Gilardoni, Fabiano Malantrucco, Francesco Lopez, Enrico Silvestrin, Elisabetta Rocchetti<br />
<span style="color: #003366;">Produzione</span>: Gregory J Rossi, Gabriele Albanesi, Manetti Bros<br />
<span style="color: #003366;">Distribuzione</span>: Nero Film<br />
<span style="color: #003366;">Paese</span>: Italia (2006)<br />
<span style="color: #003366;">Genere</span>: Horror, Splatter<br />
<span style="color: #003366;">Durata</span>: 85&#8242;<br />
<span style="color: #003366;">Tipologia</span>: Lungometraggio<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Italiana</span>: 24 Agosto 2007<br />
<span style="color: #003366;">Uscita USA</span>:<br />
<span style="color: #003366;">Vietato ai minori di 18 Anni</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Trama</span>:<br />
Aurora e Rino si sono lasciati da poco, ma Rino non riesce ad accettare questa separazione. Durante l&#8217;ennesima discussione sul loro futuro, i due vengono aggrediti da un gruppo di balordi che, una volta stordito il ragazzo, cercano di violentare la sua compagna. L&#8217;intervento di una coppia, passata per caso da quelle parti, riesce ad evitare il peggio.<br />
Tutto sembra essere passato, forse.</p>
<p><span style="color: #003366;">Note</span>:<br />
Gli effetti speciali del film sono ad opera di Sergio Stivaletti che, convinto della validità del progetto, ha partecipato anche alla produzione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hatchet (2007) di Adam Green</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 13:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Magnifico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RECENSIONE E SCHEDA: Hatchet (2007) di Adam Green.
Il cinema non è fatto di soli capolavori, è cosa risaputa. Certe volte sono gli stessi film a farcelo notare, mettendoci di fronte alla loro verità.
Non c&#8217;è niente di male. Le opere cosiddette minori servono, sia al grande schermo che al pubblico.</p>
<p></p>
<p>Tra i generi cinematografici lo horror è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #003366;"><img class="alignleft size-full wp-image-4113" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/hatchet.jpg" alt="Hatchet" width="100" height="100" />RECENSIONE E SCHEDA</span>: <em><strong>Hatchet </strong></em>(2007) di <strong>Adam Green</strong>.<br />
Il cinema non è fatto di soli capolavori, è cosa risaputa. Certe volte sono gli stessi film a farcelo notare, mettendoci di fronte alla loro verità.<br />
Non c&#8217;è niente di male. Le opere cosiddette minori servono, sia al grande schermo che al pubblico.</p>
<p><span id="more-4112"></span></p>
<p>Tra i generi cinematografici lo horror è forse quello che può vantare più ramificazioni, e di conseguenza una maggiore affluenza di titoli minori.<br />
All&#8217;interno di questi sottocontesti, l&#8217;universo dei <strong>B-Movie</strong> rappresenta un capitolo a parte. Non solo per la sua essenza volutamente scanzonata e (il più delle volte) senza pretese, ma perché fa parte di una corrente che, con i suoi continui rimandi, le sue citazioni, il voler semplicemente omaggiare o reinterpretare, sfiora quasi sempre le vette alte dell&#8217;autorialità (perlomeno registica).<img class="aligncenter size-medium wp-image-4115" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/hatchet-2-300x161.jpg" alt="Un'immagine del film Hatchet" width="300" height="161" /></p>
<p><em>Hatchet </em>(altro titolo inedito in Italia) non è un capolavoro, su questo non ci sono dubbi, ma è forse uno degli omaggi più sentiti che il cinema <strong>Slasher</strong> ha conosciuto negli ultimi anni.<br />
Questo perché non ha alcuna pretesa o presunzione di autorialità, e si avvale di una sceneggiatura che, nonostante la sua semplicità, funziona grazie ad una sapiente commistione di <strong>Horror</strong>, <strong>Gore </strong>e forte sense of <strong>humor</strong>, che traspare attraverso dialoghi sapientemente orchestrati (sempre tenendo conto dei confini all&#8217;interno dei quali si muove il tutto).</p>
<p>La storia è quanto di più semplice si possa immaginare, così anche il suo sviluppo.<br />
Un gruppo di persone, un ambiente terrificante (una palude avvolta nell&#8217;oscurità) e un maniaco assetato di sangue. Degli effetti speciali &#8211; ad opera di John Carl Buechler &#8211; vecchio stile, una colonna sonora rock, molto ritmo e moltissimo sangue.<br />
Solitamente sono queste le cose che si chiedono a produzioni simili.<br />
Adam Green è riuscito a rispettare ognuno di questi punti, regalandoci un film che (citando la campagna pubblicitaria) &#8220;<em>It&#8217;s not a remake, it&#8217;s not a sequel, and it&#8217;s not based on a Japanese one</em>&#8220;.<br />
Solo &#8220;<em>Old school American horror</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #003366;">- <strong>SCHEDA</strong> -</span></p>
<p><span style="color: #003366;"><a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/locandina-hatchet.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-4114" title="Hatchet - Locandina Usa" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/locandina-hatchet-203x300.jpg" alt="Locandina Hatchet" width="203" height="300" /></a>Titolo Originale</span>: <em>Hatchet</em><br />
<span style="color: #003366;">Regia</span>: Adam Green<br />
<span style="color: #003366;">Sceneggiatura</span>:  Adam Green<br />
<span style="color: #003366;">Cast</span>: Joel Moore, Tamara Feldman, Deon Richmond, Mercedes McNab, Parry Shen, Joel Murray, Joleigh Fioreavanti, Richard Riehle, Patrika Darbo, Joshua Leonard, Tony Todd, Robert Englund, Kane Hodder<br />
<span style="color: #003366;">Produzione</span>: Ariescope Pictures<br />
<span style="color: #003366;">Distribuzione</span>:<br />
<span style="color: #003366;">Paese</span>: USA (2007)<br />
<span style="color: #003366;">Genere</span>: Horror, Thriller<br />
<span style="color: #003366;">Durata</span>: 83&#8242;<br />
<span style="color: #003366;">Tipologia</span>: Lungometraggio<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Italia</span>:<br />
<span style="color: #003366;">Uscita USA</span>: 07 Settembre 2007</p>
<p><span style="color: #003366;">Trama</span>:<br />
Un gruppo di turisti, in cerca di qualche brivido a buon mercato, partecipa ad una visita guidata delle cosiddette &#8220;paludi maledette&#8221; nei pressi di New Orleans. Nient&#8217;altro che una truffa finalizzata a sfruttare semplici paure, ma uno dei miti raccontati sembra trovare riscontro nella realtà. Quello che parla di Victor Crowley, ragazzo orribilmente sfigurato e vittima di un terribile incidente, affamato di vendetta e pronto ad uccidere chiunque intralci il suo cammino.</p>
<p><span style="color: #003366;">Note</span>:<br />
- Il film può vantare l&#8217;apparizione di grandi nomi come Robert &#8220;<em>Freddy Krueger</em>&#8221; Englund, Tony &#8220;<em>Candyman</em>&#8221; Todd e Kane &#8220;<em>Jason Voorhees</em>&#8221; Hodder nei panni di Victor Crowley.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’Uomo del Banco dei Pegni (1964) di Sidney Lumet</title>
		<link>http://cineocchio.altervista.org/wordpress/2009/03/27/l%e2%80%99uomo-del-banco-dei-pegni-1964-di-sidney-lumet/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 05:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leo Pellegrini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RECENSIONE E SCHEDA: L’Uomo del Banco dei Pegni (1964) di Sidney Lumet.
“Il cinema più volte ci ha mostrato e descritto i terribili eventi che colpirono la popolazione ebraica sotto il regime nazista. Poche volte però si è narrato di come i superstiti di quella tragedia siano riusciti a tornare alla normalità, e come abbiano affrontato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #003366;"><img class="alignleft size-full wp-image-4004" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/luomodelbancodeipegni.gif" alt="luomodelbancodeipegni" width="100" height="100" />RECENSIONE E SCHEDA</span>: <strong><em>L’Uomo del Banco dei Pegni</em></strong> (1964) di <strong>Sidney Lumet</strong>.<br />
“Il cinema più volte ci ha mostrato e descritto i terribili eventi che colpirono la popolazione ebraica sotto il regime nazista. Poche volte però si è narrato di come i superstiti di quella tragedia siano riusciti a tornare alla normalità, e come abbiano affrontato la loro esistenza con il pesante fardello di scioccanti ricordi” (Manuel Celentano). Lo fa il grande Sidney Lumet ispirandosi all’omonimo libro di Edward Lewis Wallant.</p>
<p><span id="more-4002"></span><br />
Aiutato da una splendida fotografia in bianconero (massimamente realistica e quasi documentaristica), dalle musiche di Quincy Jones, da dialoghi sempre serrati (la sceneggiatura è stata premiata al Writers Guild of America), da un montaggio abile e nervoso&#8230; Il regista ci cattura con l’analisi, spietata e accorata al contempo, di un uomo distrutto, di una vittima trasformatasi, a suo modo, in carnefice: un uomo quasi isolato dalla realtà che lo circonda, indifferente a tutto, chiuso in se stesso in perfetta solitudine, ostile nei confronti dell‘intera umanità.</p>
<p>Pur affrontando <strong>temi importanti</strong> e scomodi come “problemi razziali, antisemitismo, emarginazione, rapporto tra vittima e carnefice, colpa e salvazione” (Film.tv.it), il film -contrariamente a tutte le previsioni- fu un grande successo al botteghino e regalò giustamente a Rod Steiger il premio come migliore attore ai Bafta Awards e al Festival di Berlino (non avergli dato l‘Oscar  è uno dei più grandi errori dell‘Academy). Una interpretazione gigantesca la sua, una delle più potenti performance attoriali che il grande schermo ci abbia mai offerto (Steiger, morto settantasettenne nel 2002, in cinquant&#8217;anni di cinema ha interpretato oltre 60 film, ottenendo l’Oscar  per il rude sceriffo di provincia in <em>La calda notte dell&#8217;ispettore Tibbs</em>. Forte il suo legame con l&#8217;Italia: <em>Le Mani sulla Città</em> e <em>Lucky Luciano</em> di Francesco Rosi,  <em>Mussolini: Ultimo Atto</em> di Carlo Lizzani, <em>Giù la Testa</em> di Sergio Leone, <em>Gli Indifferenti</em> di Francesco Maselli, <em>Gesù di Nazareth</em> di Franco Zeffirelli, <em>Gli Eroi</em> di Duccio Tessari, <em>E Venne un Uomo</em> di Ermanno Olmi, <em>La Ragazza e il Generale</em> di Pasquale Festa Campanile).</p>
<p>Un’opera tesa e incalzante, amara e tragica nel suo mostrarci <strong>miserabili</strong>, falliti, prostitute, sognatori… un campionario di umanità disperata appena accennato ma con tale bravura che ti stringe il cuore e ti emoziona come raramente accade. Una New York così povera e sordida, regno di emarginati e derelitti, non si era mai vista e <strong>Sidney Lumet</strong> ne fa un quadro allucinante e, insieme, pietoso, colpendo direttamente, distruggendolo, l‘american dream.</p>
<p style="text-align: center;">- <strong><span style="color: #003366;">SCHEDA</span></strong> -</p>
<p><span style="color: #003366;"><a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/luomodelbancodeipegni-locandina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4005" title="L' Uomo del Banco dei Pegni - Locandina" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/luomodelbancodeipegni-locandina-231x300.jpg" alt="luomodelbancodeipegni-locandina" width="231" height="300" /></a>Titolo originale</span>: <em>The Pawnbroker</em><br />
<span style="color: #003366;">Regia</span>: Sidney Lumet<br />
<span style="color: #003366;">Sceneggiatura</span>: Morton S. Fine, David Friedkin<br />
<span style="color: #003366;">Cast</span>: Rod Steiger, Geraldine Fitzgerald, Brock Peters, Jaime Sánchez, Thelma Oliver, Marketa Kimbrell, Baruch Lumet, Juano Hernandez, Linda Geiser, Nancy R. Pollock, Raymond St. Jacques, John McCurry, Eusebia Cosme, Warren Finnerty, Ed Morehouse<br />
<span style="color: #003366;">Produzione</span>: Landau Company<br />
<span style="color: #003366;">Distribuzione</span>: Euro International Film<br />
<span style="color: #003366;">Paese</span>: USA (1964)<br />
<span style="color: #003366;">Genere</span>: Drammatico<br />
<span style="color: #003366;">Durata</span>: 116’<br />
<span style="color: #003366;">Tipologia</span>: Lungometraggio<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Italia</span>:<br />
<span style="color: #003366;">Uscita USA</span>: 20 Aprile 1965</p>
<p><span style="color: #003366;">Trama</span>:<br />
Sol Nazerman ha un banco dei pegni ad Harlem: è un sopravvissuto allo sterminio della famiglia ed alle persecuzioni dei nazisti subite nei campi di concentramento&#8230;</p>
<p><span style="color: #003366;">Note</span>:<br />
Nel 2008 è stato scelto per essere preservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>À l&#8217;intérieur (2007) di Alexandre Bustillo e Julien Maury</title>
		<link>http://cineocchio.altervista.org/wordpress/2009/03/26/a-linterieur-2008-di-alexandre-bustillo-julien-maury/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 09:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Magnifico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;">RECENSIONE E SCHEDA: À l&#8217;intérieur (2007) di Alexandre Bustillo e Julien Maury.
La casa, ambiente apparentemente lontano da ogni minaccia esterna, è forse una delle location più care al cinema horror, soprattutto slasher.
À l&#8217;intérieur è un film (purtroppo inedito in Italia) che riproduce fedelmente tutte le tematiche care al genere, dando vita ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="color: #003366;"><img class="alignleft size-full wp-image-3971" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/a-linterieur.jpg" alt="À l'intérieur" width="100" height="100" />RECENSIONE E SCHEDA</span>: <em><strong>À l&#8217;intérieur</strong></em> (2007) di <strong>Alexandre Bustillo</strong> e <strong>Julien Maury</strong>.<br />
La casa, ambiente apparentemente lontano da ogni minaccia esterna, è forse una delle location più care al cinema horror, soprattutto <strong>slasher</strong>.<br />
<em>À l&#8217;intérieur</em> è un film (purtroppo inedito in Italia) che riproduce fedelmente tutte le tematiche care al genere, dando vita ad un teatrino Grandguignolesco tra i più atroci e insostenibili degli ultimi anni.
</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-3970"></span></p>
<p style="text-align: left;">Quello dell&#8217;<strong>horror</strong> francese è un caso che andrebbe analizzato in maniera approfondita, non solo perché è stato capace di imporsi all&#8217; attenzione mondiale con una manciata di pellicole (cosa comunque degna di nota), ma perché è riuscito nel giro di pochi anni a lasciare un solco profondo &#8211; impossibile da ignorare &#8211; lungo il suo cammino.<br />
Non si tratta di solo stupore. Lo stupore è una cosa facile da ottenere e il più delle volte è destinato ad estinguersi nel giro di pochi giorni.<br />
Quello che in Francia si è creato negli ultimi anni è un vero e proprio fenomeno che, attingendo dalla cinematografia passata, è riuscito ad assumere i connotati del genere.<br />
Sarà questione di indole, ma la cosa che più stupisce di questi film (oltre al qui presente si possono citare <em>Alta Tensione</em>, <em>Frontiers </em>e <em>Martyrs</em>) è la presenza del <strong>sentimento</strong>.<br />
L&#8217;emozione mista alla violenza che caratterizza questi titoli dà inevitabilmente luogo ad una perversione difficile da dimenticare, capace di rappresentare un vero e proprio segno distintivo.<img class="aligncenter size-medium wp-image-3973" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/a-l-interieur-1-300x136.jpg" alt="Un'immagine del Film À l'intérieur" width="300" height="136" /></p>
<p style="text-align: left;"><em>À l&#8217;intérieur</em>, opera partorita dalla mente di <strong>Alexandre Bustillo</strong>, redattore della rivista <em>Mad Movies</em> (quando un appassionato dà sfogo ai suoi incubi c&#8217;è da aver paura), non è ovviamente da meno, nonostante la sua matrice convenzionale.<br />
Principale fonte di ispirazione è l&#8217;<em>Halloween</em> di John Carpenter (l&#8217;assassina presenta infatti molti punti di contatto con Michael Myers), da cui il film si discosta per la marcata dose di violenza sempre esplicita e mai lasciata fuori campo (un evidente richiamo al cosiddetto Torture Porn).<br />
Un crescendo che culmina in un finale di difficile sopportazione (tra i più atroci degli ultimi anni), anche perché ad essere minacciato è proprio un simbolo sacro come la maternità.<br />
Sotto questo punto di vista il titolo della pellicola diventa doppiamente allusivo.<br />
Intrappolata all&#8217;interno delle mura domestiche si trova la giovane protagonista, è vero, ma la vera vittima è un&#8217;altra.<br />
Il bambino che si trova dentro (<em>À l&#8217;intérieur</em>) di lei.
</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #003366;"> -<strong> SCHEDA</strong> -</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #003366;"><a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/locandina-a-l-interieur.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3972" title="A l'Interieur - Locandina - Francia" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/locandina-a-l-interieur-220x300.jpg" alt="Locandina À l'intérieur" width="220" height="300" /></a>Titolo originale</span>: <em>À l&#8217;intérieur</em><br />
<span style="color: #003366;">Regia</span>:  Alexandre Bustillo, Julien Maury<br />
<span style="color: #003366;">Sceneggiatura</span>:  Alexandre Bustillo<br />
<span style="color: #003366;">Cast</span>: Béatrice Dalle, Alysson Paradis, Nathalie Roussel, Dominique Frot, François-Régis Marchasson, Jean-Baptiste Tabourin, Nicolas Duvauchelle, Ludovic Berthillot, Aymen Saïdi, Emmanuel Lanzi, Emmanuel Guez, Tahar Rahim, Hyam Zeytoun, Claude Lulé<br />
<span style="color: #003366;">Produzione</span>: Priscilla Bertin, Vérane Frédiani, Rodolphe Guglielmi, Frederic Ovcaric, Teddy Percherancier, Franck Ribière<br />
<span style="color: #003366;">Distribuzione</span>: La Fabrique de Films<br />
<span style="color: #003366;">Paese</span>: Francia (2007)<br />
<span style="color: #003366;">Genere</span>: Horror<br />
<span style="color: #003366;">Durata</span>: 83&#8242;<br />
<span style="color: #003366;">Tipologia</span>: Lungometraggio<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Italia</span>:<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Francia</span>: 13 Giugno 2007</p>
<p><span style="color: #003366;">Trama</span>:<br />
La giovane Sarah, al nono mese di gravidanza, è miracolosamente sopravvissuta ad un incidente automobilistico che le ha portato via il compagno. Fortunatamente il bambino non ha riportato alcuna conseguenza ed è pronto a nascere, ma la minaccia è vicina. Una donna, armata di forbici, è entrata nel suo appartamento approfittando dell&#8217;oscurità della notte.<br />
Quella donna vuole il suo bambino.</p>
<p><span style="color: #003366;">Note</span>:<br />
- L&#8217;incidente che apre il film si rifà a <em>The Hitcher</em> di Robert Harmon. I registi hanno riprodotto i medesimi movimenti di macchina.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Martyrs (2008) di Pascal Laugier</title>
		<link>http://cineocchio.altervista.org/wordpress/2009/03/23/martyrs-2008-di-pascal-laugier/</link>
		<comments>http://cineocchio.altervista.org/wordpress/2009/03/23/martyrs-2008-di-pascal-laugier/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 17:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Magnifico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RECENSIONE E SCHEDA: Martyrs (2008) di Pascal Laugier.
Ormai non ci sono più dubbi, la nuova patria del cinema estremo è la Francia.  C&#8217;è voluta una maturazione passata attraverso tre pellicole (Alta tensione, A L&#8217;Interieur e Frontiers) e che ha portato alla creazione di un film capace di unire la carica truculenta del cosiddetto Torture [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #003366;"><img class="alignleft size-full wp-image-3892" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/martyrs.jpg" alt="Martyrs" width="100" height="100" />RECENSIONE E SCHEDA</span>: <em><strong>Martyrs </strong></em>(2008) di <strong>Pascal Laugier</strong>.<br />
Ormai non ci sono più dubbi, la nuova patria del cinema estremo è la Francia.  C&#8217;è voluta una maturazione passata attraverso tre pellicole (<em>Alta tensione</em>, <em>A L&#8217;Interieur</em> e <em>Frontiers</em>) e che ha portato alla creazione di un film capace di unire la carica truculenta del cosiddetto <em>Torture Porn</em> (genere consacrato dagli americani <em>Saw </em>e <em>Hostel</em>) ad una trama evocativa, lontana da qualsiasi rimembranza <em>Slasher</em>.</p>
<p><span id="more-3891"></span></p>
<p>Come spesso accade in questi casi, quella di <em>Martyrs </em>è una fama nata (e continuamente alimentata) dalle leggende che si sono sparse lungo il suo cammino.<br />
Svenimenti, spettatori che hanno abbandonato la sala in preda a <strong>nausea e vomito</strong> (o semplicemente perché contrariati dalle immagini proiettate sullo schermo).<br />
Si è parlato addirittura di persone portate via in ambulanza.<br />
Tutte cose che hanno contribuito a far crescere un alone di mistero attorno all&#8217;opera, e aumentato la curiosità nei suoi confronti.<br />
E la critica? Come da copione si è trovata divisa tra favorevoli e contrari.<br />
Così è successo anche al <em>Festival del Cinema di Roma</em>, dove la pellicola è stata presentata.<img class="aligncenter size-medium wp-image-3895" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/martyrs-1-300x115.jpg" alt="Un'immagine del film Martyrs" width="300" height="115" /></p>
<p>Nel bene o nel male si può dunque affermare che l&#8217;opera di Laugier ha centrato il bersaglio, ma il merito non è solo dei cosiddetti <em>Rumors </em>che si sono sparsi nel giro di un anno.<br />
<em>Martyrs </em>può vantare infatti una <strong>storia originale</strong>, profondamente disturbante e lontana dai soliti canoni cui il genere ci ha abituati.<br />
Certo, si tratta pur sempre di uno spettacolo destinato ad un pubblico di appassionati, ma viste le sue continue evoluzioni di trama, quel voler cercare di trasformare la violenza estrema in autorialità (cosa che rimanda inevitabilmente al cinema di Clive Barker) e quell&#8217;aura &#8211; incredibile a dirsi, ma è così &#8211; di sentimentalismo che ne caratterizza la narrazione, non è escluso anche l&#8217;apprezzamento da parte di chi ha poca dimestichezza con il genere (ma molto stomaco).</p>
<p>Per quanto riguarda <strong>Pascal Laugier</strong>, come al solito l&#8217;America non se l&#8217;è lasciato sfuggire e gli ha affidato &#8211; udite udite &#8211; il remake di <em>Hellraiser</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #003366;">- <strong>SCHEDA</strong> -</span></p>
<p><span style="color: #003366;"><a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/martyrs-locandina.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3894" title="Martyrs - Locandina USA" src="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/martyrs-locandina-203x300.jpg" alt="Locandina Martyrs" width="203" height="300" /></a>Titolo originale</span>: <em>Martyrs</em><br />
<span style="color: #003366;">Regia</span>:  Pascal Laugier<br />
<span style="color: #003366;">Sceneggiatura</span>:  Pascal Laugier<br />
<span style="color: #003366;">Cast</span>: Morjana Alaoui, Mylène Jampanoï, Catherine Bégin, Robert Toupin, Patricia Tulasne, Juliette Gosselin<br />
<span style="color: #003366;">Produzione</span>: Eskwad, Simon Trottier, Richard Grandpierre<br />
<span style="color: #003366;">Distribuzione</span>: Videa CDE, Canal Horizons<br />
<span style="color: #003366;">Paese</span>: Francia (2008)<br />
<span style="color: #003366;">Genere</span>: Horror<br />
<span style="color: #003366;">Durata</span>: 97&#8242; circa<br />
<span style="color: #003366;">Tipologia</span>: Lungometraggio<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Italia</span>: 12 Giugno 2009<br />
<span style="color: #003366;">Uscita Francia</span>: 03 Settembre 2008</p>
<p><span style="color: #003366;">Trama</span>:<br />
Una piccola ragazzina viene trovata mentre cammina in stato di shock, sporca, disidratata e con evidenti segni di percosse. Difficile capire il perché di tale accanimento nei confronti di una creatura così indifesa. Portata in un orfanotrofio Lucie, questo il nome della ragazza, trova conforto nell&#8217;amicizia di Anna.<br />
Passati quindici anni dal tragico evento, la tranquilla vita di una famiglia francese viene sconvolta da un gesto apparentemente senza senso. Una donna, armata di fucile, ha fatto irruzione nella loro casa. Quella donna è Lucie.</p>
<p><span style="color: #003366;">Note</span>:<br />
-<span style="text-decoration: line-through;"> Il film non è ancora stato distribuito in Italia e difficilmente ci arriverà, quindi vi conviene aspettare il dvd</span>. [UpDate]: Distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 12 Giugno 2009.</p>
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